Robot Fever al Museo Stibbert

A Firenze esiste un museo, non tra i più conosciuti dell’immenso patrimonio culturale gigliato, che riserva innumerevoli sorprese: il Museo Stibbert.
Si tratta in realtà della casa dove il ricco possidente italo inglese Fredrick Stibbert, vissuto tra il 1838 ed il 1906, riunì tutta la sua sterminata collezione di antiquariato, armi, arredamenti, costumi e argenti. Tutti oggetti di grande valore, accumulati durante una vita di viaggi intorno al mondo, e che rivelano non solo la cultura ma anche l’incredibile modernità del loro proprietario. Non dimentichiamo che stiamo parlando del XIX secolo, quando non era comune come oggi riconoscere, capire ed apprezzare il valore degli oggetti antichi.

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La casa è enorme, labirintica e piena di sorprese, possiamo senza dubbio definirla una vera e propria cassaforte ricca di tesori, ma altrettanto degno di attenzione è il parco, che Stibbert, massone iscritto ad una delle più importanti logge fiorentine, concepì come un percorso attraverso le tappe fondamentali del cammino degli Iniziati.

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E non finisce qui… fino al 10 Settembre 2017 sarà possibile ammirare, in occasione della ristrutturazione delle sale giapponesi del museo, anche l’insolita mostra “Robot Fever”. Avreste mai pensato, durante la vostra infanzia, che un giorno avreste rivisto Mazinga, Jeeg Robot, Daitarn III o Doraemon in un museo? Credo proprio di no, ed invece ecco che Mr. Stibbert, a 111 anni dalla sua morte, ci regala ancora un po’ di stupore. La mostra indaga i nessi estetici e culturali tra i Samurai e le armature dei guerrieri giapponesi ed i loro eredi televisivi, eroi della generazione di noi bambini degli anni ’70 ed ’80. Incredibilmente, le forme e le immagini sono le stesse, i robot, in tutte le loro declinazioni “giocose”, non sono che una trasposizione colorata dei Samurai, soltanto i materiali ci permettono di capire la differenza.

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E’ un po’ un viaggio nella nostra infanzia che però regala a quelle canzoncine (“Noi siamo un trio, all’erta e pieni di brio”, oppure “Mangia libri di cibernetica, insalate di matematica”) una loro dimensione culturale più profonda di quanto immaginassimo, e, diciamocelo, ci fa tornare anche un po’ bambini per qualche ora.

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Del resto, Fredrick Stibbert era un collezionista, e cos’è un collezionista se non un adulto che resta dentro un po’ bambino e continua a nutrire la sua curiosità, e ad accumulare i suoi giochi?